Se questa è la Seconda Repubblica è certo una Seconda Salò, la Salò pasoliniana, ovviamente. Ci vorrebbe un Secondo Pasolini per descrivere i contorni slabbrati delle storie di tutti questi giorni, traendo poesia dalle pozze di sangue e sterco in cui il Paese si voltola.
Un Pasolini non c’è più, non c’è ancora, non ci sarà per decenni. Chi scrive sognava in gioventù – al termine degli anni ottanta – di scrivere l’equivalente dell’Ulisse di Joyce utilizzando la Commedia dantesca…
Non lo sognavo da solo, non mi sentivo solo come ora, come un Sade imbastigliato, come un minimalista ubriaco e con le mani mozze. Ora è ancora Salò ma le giornate non sono 120, sono 12000 e più, ora soprattutto è Charenton.