Grillo, Telekom(i)taglia e lo Splatterkapitalismus

17 04 2007


A rafforzare l’intervento del “populista” Grillo,
aggiungo il link ad un articolo del “mediattivista” Bifo sullo
Splatterkapitalismus





A proposito di chi comanda a Torino

14 03 2007

Riguardo a recenti discussioni sugli intrecci di potere nella capitale subalpina, propongo la lettura di un eloquente articolo pubblicato il 5 marzo scorso – nell’ambito dell’inchiesta a puntate Chi comanda nelle città - dal quotidiano La Repubblica. Read the rest of this entry »





METAMORFOSI/ENANTIOMORFOSI. Una dicotomia problematica

26 09 2006

A Enantiomorfi, Enantiomorfismo e Enantiodromia collego il termine Enantiomorfosi nel senso impiegato da Deleuze e Guattari1 per tradurre il vocabolo tedesco Entwandlung – da Massa e potere di Canetti – rafforzando così il significato della coppia concettuale Verwandlung/Entwandlung = Metamorfosi/Enantiomorfosi. Il “… Dominus ieratico e immutabile … in ogni momento legifera per costanti, proibendo o limitando strettamente le metamorfosi, dando chiari e stabili contorni alle figure (in inglese ho fatto il gioco di parole tra figures= figure/cifre), contrapponendo le forme due a due e richiedendo ai suoi sudditi di morire per poter passare da una forma all’altra”2. Read the rest of this entry »





LE TORRI GEMELLE: UNA DIALETTICA DEGLI OPPOSTI

16 08 2006

Di Richard Marsden1
Versione originale: The Twin Towers: A Dialectic of Opposites

Le Torri Gemelle del World Trade Center, demolite l’11 Settembre del 2001, non erano due grattacieli come gli altri. Erano quello che gli studiosi di geometria chiamano enantiomorfi, forme e strutture che presentano simmetria opposta o speculare.
Non occupiamoci per ora del motivo per cui furono costruite così, e da chi; innanzitutto vale la pena esaminare la simbologia di tale geometria.
Prendiamo in considerazione la definizione di enantiomorfi data dall’Oxford English Dictionary: “Due figure o porzioni di materia sono considerate reciprocamente enantiomorfe quando non sono sovrapponibili, ossia che l’una non è contenibile in una matrice o in uno stampo che contenga l’altra, avendo tuttavia forma identica all’immagine speculare dell’altra.”
Pure Tweedledum and Tweedledee, personaggi di Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò (1896) di Lewis Carrol, erano enantiomorfi.
Questo ci suggerisce che se a quelle torri gemelle fosseri stati dati nomi invece di numeri, quelli di David e Nelsen Rockefeller sarebbero stati
perfetti, giacché tanto si adoperarono per edificarle.
Ora mettiamo in relazione la definizione di enantiomorfi con quella di enantiodromia, che in greco significa “procedere nella direzione contraria”. L’enantiodromia è il processo di separazione in coppie di opposti. La legge dell’enantiodromia è quella della dialettica.
Per Eraclito questa legge è la funzione regolatrice dell’antitesi, una mutua collisione “che secondo il filosofo faceva da tramite all’inevitabile momento in cui ogni cosa incontra il proprio opposto”.
L’Oxford English Dictionary prosegue informandoci che Carl Gustav Jung impiegò il termine enantiodromia per descrivere l’emergere dell’inconscio opposto. Ad esempio la conversione al Cristianesimo di Saulo. La repressione fa scaturire da se stessa la rivolta fatale.
Non si potrebbe forse dire che le Torri Gemelle erano monumenti inconsapevoli all’enantiodromia, vera contraddizione nel cuore del capitale, processo di separazione in coppie di opposti, mutua collisione?
La cellula crea il proprio virus. Il McWorld crea la Jihad.

1) Professore Associato di Relazioni Industriali presso l’Athabasca University, Canada





L’UNICO DIO CH’IO ADORO

13 08 2006

Waad è morta cinque giorni prima di Uri, avvolta da una mano che non può essere pietosa perché è la mano di un altro cadavere: quello di sua madre. Dobbiamo essere grati per averne almeno potuto sapere il nome e i giorni. Uri è morto ieri, e ci è noto per il fatto di essere quello del figlio dello scrittore David Grossmann. Pochi giorni, o poche ore, separano queste morti dall’inizio di una tregua che pare essere solo poco più che provvisoria. Dietro alle mani misericordiose del unico dio possibile, ossia un dio che si limita a esser tutte le preghiere e le benedizioni che si levano in memoria di figli tanto diversi di due terre così simili, sta l’abisso insondabile di ogni possibilità perduta, di ogni male e ogni bene che Waad e Uri più non potranno essere o avere, mai più . L’unico dio ch’io adoro piange e sa l’amaro di quelle lacrime, più salate del Mare Morto, più brucianti della Gehenna. L’unico dio ch’io adoro non fa differenze tra chi muore e chi vive, tra come muore e come vive. L’unico dio ch’io adoro è fragile e impotente, non è il dio d’Abramo, né quello degli eserciti, né tantomeno un raggiante Pantokrator. Proprio perché non fa differenze fra Waad e Uri questo mio povero dio assomiglia molto più a Waad che a Uri, non me ne voglia troppo – ne ha già ben donde per mille altri motivi – chi me ne vorrà per queste mie parole.





EDITTO IMPERIALE 2006.08.11

12 08 2006

Gli effetti impersonali ammessi a bordo delle aeronavi (secondo l’Editto Imperiale de1l’11 agosto 2006) si dividono in:

a) Vestiti nuovi dell’Imperatore
b) Maialini imbalsamati
c) Oppure addomesticati
d) Latte di maialini imbalsamati (oppure addomesticati) per neonati (da assaggiare prima dell’imbarco)
e) Sirene silenziose
f) Favole non scritte da raccontare solo ai bambini che abbiano assaggiato il latte di maialini imbalsamati (oppure addomesticati)
g) Cani in libertà purché aventi documento di identità o passaporto valido con foto
h) Inclusi nel presente elenco
i) Agitatori politici folli da trasferire in prigioni segrete
j) Innumerevoli occasioni di ritardo
k) Fogli di carta da disegno per pennelli con finissimi peli di cammello (i pennelli non sono ammessi)
l) Et caetera
m) Oggetti per fare l’amore (non cavi)
n) Che da lontano sembrino bottiglie di Gatorade © (ma non lo siano)





Salò, Charenton

12 04 2006

 

Se questa è la Seconda Repubblica è certo una Seconda Salò, la Salò pasoliniana, ovviamente. Ci vorrebbe un Secondo Pasolini per descrivere i contorni slabbrati delle storie di tutti questi giorni, traendo poesia dalle pozze di sangue e sterco in cui il Paese si voltola.

 

 

Un Pasolini non c’è più, non c’è ancora, non ci sarà per decenni. Chi scrive sognava in gioventù – al termine degli anni ottanta – di scrivere l’equivalente dell’Ulisse di Joyce utilizzando la Commedia dantesca…

Non lo sognavo da solo, non mi sentivo solo come ora, come un Sade imbastigliato, come un minimalista ubriaco e con le mani mozze. Ora è ancora Salò ma le giornate non sono 120, sono 12000 e più, ora soprattutto è Charenton.